L’Europa al bivio: l’ora della Brexit si avvicina

Mancano pochi mesi alla scadenza dei termini per la negoziazione di un accordo tra Unione Europea e Regno Unito per garantire la salvaguardia delle relazioni politiche, economiche e civili prima dell’entrata in vigore della Brexit e ad oggi ancora non sembra esserci un orizzonte definito.

 

Brexit

Da quando il referendum inglese del 16 novembre 2016 ha sancito l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, sono iniziati e proseguiti senza sosta i negoziati internazionali tra i governi britannici e le istituzioni europee. Entro il 29 marzo del 2019 sarà necessario giungere a un accordo firmato e sottoscritto per evitare una “hard brexit”, ossia la risoluzione di ogni tipo di relazione politica ed economica senza alcun paracadute.

I temi sul tavolo sono molteplici. Innanzitutto, i diritti dei cittadini: un milione di britannici residenti nel continente e tre milioni di europei nelle isole rischiano di trovarsi da un giorno all’altro senza uno status oggi garantito dal fatto di essere nell’Unione. Poi c’è la questione dei trasporti, con gli aerei di bandiera britannica che non avrebbero più la possibilità di atterrare nell’Unione in mancanza di un accordo.

Fin dall’inizio dei negoziati per la Brexit, i servizi finanziari internazionali sono stati un nodo cruciale nelle trattative. Londra vuole un accordo che consenta alle società finanziarie britanniche di continuare a operare in Europa, in particolare per proteggere il centro finanziario della City. Questa opzione è stata però a lungo respinta da Bruxelles che punta a preservare la cosiddetta “indivisibilità” delle libertà del mercato unico, che il governo britannico vorrebbe limitare, e che vincola la libera circolazione di servizi e capitali a quella delle persone.

 

Il futuro del mercato finanziario

Proprio quest’ultima questione sembra essere al centro delle preoccupazioni di queste settimane. Gli analisti finanziari, infatti, stanno cercando di capire cosa potrebbe succedere nel caso in cui Regno Unito e Unione Europea non dovessero giungere a un accordo condiviso. Continuano così a susseguirsi in questi giorni notizie di accordo e successive smentite da parte del governo britannico.

 

 

 
Secondo il Guardian, una Brexit caotica e disordinata avrebbe conseguenze dannose per l’economia britannica, per esempio innescando ritardi alle frontiere e impedendo l’atterraggio di aerei dall’Ue. L’Office for Budget Responsibility ha dichiarato che un distacco della Gran Bretagna dall’Ue senza un accordo entro i prossimi mesi potrebbe nuocere alla crescita economica e comportare un accumulo di merci per le famiglie e le imprese, innescando un forte calo del valore della sterlina.

La Banca d’Inghilterra ha espresso tutta la sua preoccupazione dichiarando che «le prospettive economiche dipenderanno in modo significativo dalle modalità di uscita dall’Ue e in particolare delle condizioni degli eventuali nuovi accordi commerciali, dalla fluidità della transizione verso il nuovo scenario e dalle risposte delle famiglie, delle imprese e dei mercati finanziari». Sottolineando l’urgenza della situazione in una dichiarazione del suo comitato di politica finanziaria, la Banca ha affermato: «Nel limitato tempo a disposizione, le società non sono in grado da sole di ridurre completamente i rischi di interruzione dei servizi finanziari transfrontalieri».

 

Gli inglesi più poveri ancor prima di uscire dall’Ue

Lo scenario di incertezza che abbiamo di fronte è raccontato analiticamente da uno studio di Quartz. Costruendo un modello previsionale, gli analisti hanno comparato le stime sulla crescita inglese con il Regno Unito dentro e fuori dall’Ue.

Quartz ha infatti sovrapposto l’andamento del flusso reale di esportazioni del Regno Unito verso gli altri 28 paesi dell’Unione e l’andamento di quello che secondo le stime statistiche sarebbe stato il flusso di esportazioni dal Regno Unito verso il resto dell’Unione in caso di vittoria del no: come si vede nel grafico sotto, i dati sostanzialmente coincidono fino al punto del referendum, mentre da quel momento in poi la divergenza è evidente.

brexit

Lo stesso può dirsi anche per le esportazioni verso i paesi non-Ue che, dal momento del voto, sono fortemente calate rispetto alla crescita prevista se non ci fosse stato il voto sulla Brexit. Anche nei servizi commerciali come viaggi e turismo, servizi di trasporto, istruzione e attività bancarie, i cui prezzi di riferimento sono in dollari, si assiste ad una stagnazione nei 18 mesi successivi al voto.

Dato l’indebolimento della sterlina, le esportazioni britanniche hanno anche subito una svalutazione nei confronti delle valute utilizzate dai partner commerciali (euro per l’Ue, dollari e altre valute per quelle extra-Ue) e di conseguenza consentono di “pagare” un volume minore di importazioni. A causa delle incertezze intorno alla Brexit, la Gran Bretagna sta di fatto perdendo una quota significativa dei mercati globali (in termini di valore) e si ritrova già più povera.

Il destino degli operatori economici

Non sappiamo quale sarà il destino degli scambi commerciali con il Regno Unito ma sicuramente il futuro dei rapporti tra Londra e l’Ue è uno dei temi caldi del momento. Ne parliamo con i clienti, ci confrontiamo tra colleghi. Abbiamo un nostro ufficio a Londra grazie al quale costruiamo quotidianamente relazioni professionali con i clienti inglesi rafforzando quel ponte tra l’isola e il continente che sembra indebolirsi sempre di più.
Ci auguriamo che si arrivi in tempi brevi a un accordo stabile tra governo britannico e Ue che consenta di evitare il ripiego su singoli accordi tra ciascun Stato Membro e la Gran Bretagna, che avrebbe conseguenze inevitabilmente incerte e destabilizzanti.

 

 

Regrexit

Secondo uno studio condotto su 20.000 elettori, la Gran Bretagna oggi voterebbe per rimanere nell’Unione Europea. Soprattutto molti giovani e coloro che non sono andati a votare al referendum del 2016 ora voterebbero contro la Brexit.

Nonostante le richieste da parte degli ex primi ministri Tony Blair e John Major, il primo ministro Theresa May ha però ripetutamente escluso l’indizione di un nuovo referendum.

E dopo aver coniato il termine Brexit, gli inglesi iniziano già a parlare di Regrexit. Difficile prevedere cosa succederà in futuro: quel che è certo è che Oltremanica la sensazione di aver preso un enorme granchio è sempre più forte.

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fattura elettronica 2018

Fatturazione elettronica obbligatoria: siete pronti?

In questi ultimi mesi le aziende italiane sono alle prese con le novità introdotte in tema di fattura elettronica. Dal 1° gennaio 2019, infatti, entrerà in vigore l’obbligo di utilizzo della fatturazione elettronica per tutte le aziende e i soggetti passivi residenti o stanziati nel territorio italiano. L’obbligo riguarderà tutte le prestazioni e i servizi tra aziende (B2B) e tra aziende e consumatori (B2C) ad esclusione dei possessori di partita iva in regime di “minimi” e “iva agevolata”. I dettagli sono consultabili nella guida alla fatturazione elettronica che proponiamo di seguito.

In Intrawelt abbiamo avviato un processo di formazione e di adeguamento alle nuove procedure in modo da garantire il flusso di fatturazione e prevenire eventuali disagi per i nostri clienti. Grazie all’esperienza interna, abbiamo prodotto una breve guida informativa e abbiamo deciso di renderla disponibile a chiunque.
 

Fattura elettronica: come funziona?

 
Nella pratica si tratta di un processo di digitalizzazione de lle fatture che prevede l’abbandono del formato cartaceo a favore di quello elettronico. Nel caso della fattura elettronica, però, non si tratta di una semplice fattura inviata via mail in un formato digitale (come ad esempio un file in Pdf) ma dell’utilizzo di piattaforme dedicate alla fatturazione elaborata obbligatoriamente nel formato elettronico XML.

Cosa cambia con la nuova fattura elettronica?

La portata dell’innovazione (o dei disagi) che segue l’introduzione della fattura elettronica è variabile e dipende sostanzialmente dalle procedure interne delle quali l’azienda è dotata. Nel nostro caso, ad esempio, le novità introdotte dalla fatturazione elettronica non avranno un grande impatto in quanto abbiamo da tempo adottato procedure simili a quelle previste dal DL 119/2018 (Decreto fiscale).

Fattura elettronica cos'èIntrawelt emette già le fatture elettroniche verso clienti della Pubblica Amministrazione, perciò si tratterebbe di estendere lo stesso modello a tutti i soggetti privati. Probabilmente, l’unico impatto significativo sarà relativo ai tempi di emissione in quanto il caricamento delle fatture nel sistema di interscambio richiederà più tempo rispetto all’invio della fattura stessa attraverso il nostro gestionale interno eGetrad. Tutto sommato in questo senso, i tempi si standardizzeranno per tutte le aziende.

Norma transitoria e sanzioni ridotte

In base alla norma transitoria inserita nel DL (l’articolo 10), per il primo semestre 2019 (quindi per le operazioni effettuate fino al 30 giugno 2019) non si applicano le sanzioni per omessa fatturazione (dal 90% al 180% di cui all’articolo 6 D.lgs. 471/1997), a condizione che la fattura sia emessa (e quindi trasmessa al Sdi) entro il termine per la liquidazione dell’imposta del periodo in cui è avvenuta l’effettuazione dell’operazione.

Un esempio. Considerando un contribuente mensile, per un’operazione effettuata entro il 31 gennaio 2019 la fattura elettronica deve essere trasmessa al Sdi entro il 16 febbraio 2019, fermo restando che la relativa imposta deve confluire nella liquidazione del mese di gennaio. Inoltre, è stabilita una riduzione dell’80% della predetta sanzione a condizione che la fattura elettronica sia emessa entro il termine della liquidazione periodica successiva.

I pro e i contro della nuova fatturazione

fatturazione fattura elettronica

Sicuramente è ancora presto per tirare le somme ed esprimere giudizi sui reali benefici delle disposizioni. Possiamo però provare a prendere in esame un caso concreto nelle nostre attività quotidiane.

Una volta entrato in contatto con i nostri project manager, il cliente riceverà il preventivo della realizzazione dei progetti di traduzione, di impaginazione o di interpretariato commissionati. Dal momento dell’accettazione del preventivo si procederà con l’invio, tramite il portale eGetrad, del materiale da tradurre e i nostri project manager coordineranno il lavoro di traduzione selezionando i linguisti ai quali affidare l’incarico e successivamente procedendo alle revisioni e al controllo qualità.

Terminato il processo di traduzione e inviato il lavoro finito al nostro cliente, l’amministrazione procederà all’invio della fattura. Se nel caso di pubbliche amministrazioni, l’utilizzo della fatturazione elettronica è per noi qualcosa di familiare, nel caso di soggetti privati solitamente procediamo con l’invio della fattura tramite il nostro gestionale eGetrad. L’utilizzo di un portale costruito in-house ovviamente permette di abbattere i tempi di consegna della fattura, essendo direttamente collegato all’indirizzo e-mail fornito dal cliente.

Sebbene da un lato le nuove procedure possano rallentare i tempi di invio della fattura, dall’altro si azzerano i disguidi relativi all’effettivo recapito della stessa. Può capitare, infatti, che la fattura non venga inviata all’indirizzo corretto, che finisca in spam, o nell’imprevedibile giungla della rete.

Da questo punto di vista, invece, il sistema di interscambio ridurrà al minimo questo tipo di disagi.
Aspetteremo quindi i prossimi mesi per avere una maggiore consapevolezza delle novità introdotte dal decreto fiscale e come si dice in questi casi, chi fatturerà vedrà. Intanto, vi proponiamo un approfondimento del tema con link e informazioni utili.
 


 
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traduzione documenti finanziari

Lo spread: causa ed effetto delle crisi del debito

Mentre questa mattina (28 settembre) le borse europee aprono al ribasso con Piazza Affari che sfora il -4%, in Italia si torna a parlare con maggiore insistenza del differenziale tra i titoli di Stato italiani (BTP) e quelli tedeschi (Bund): lo spread nuovamente in salita (intorno ai 280 punti).

Questo termine evoca, nella mente degli europei, un periodo di forti tensioni politiche ed economiche che hanno caratterizzato il periodo della crisi finanziaria. Instabilità politiche, declassamenti dei rating di alcuni paesi, spread ai massimi livelli. Il risultato fu la caduta di molti governi tra cui, in Italia, quello di Berlusconi.

Sembravano rimarginate le ferite di quella stagione eppure, dopo sette anni, oggi si torna a parlare dello spread, soprattutto in Italia.

spread italia

Cos’è lo spread?

Con il termine spread si fa riferimento alla differenza di rendimento tra i titoli di Stato a 10 anni e gli equivalenti titoli pubblici tedeschi. Lo spread tra i titoli obbligazionari di Stato e i Bund tedeschi indica in sostanza quanto sia più rischioso prestare i soldi in un paese rispetto alla Germania, considerata particolarmente affidabile grazie alla solidità della sua economia. Più il sistema è solido, meno i titoli sono rischiosi e offrono quindi agli investitori maggiori garanzie a rendimenti più bassi.

 

L’influenza della politica sull’andamento dello spread… e viceversa

Se uno Stato è giudicato inaffidabile, quindi, l’acquisto dei suoi titoli sarà considerato rischioso in prospettiva d’un possibile default. Nel momento in cui dinamiche politiche fanno presagire una certa instabilità economica (crisi di governo, aumento della spesa pubblica, manovre economiche fuori controllo, ecc.), gli investitori cominceranno a dubitare dell’affidabilità del paese in questione e rinunceranno ad acquistare i suoi titoli.

Di conseguenza, lo Stato che ha invece necessità di venderli, a tutti i costi è costretto a garantire rendimenti sempre più alti, indebitandosi notevolmente.

Fonte: mtsmarkets.com

 

La comparazione in Europa: Italia e Spagna a confronto

I Bund tedeschi rappresentano l’unità di misura del rendimento di tutti i titoli di Stato dell’area euro. Si tratti di economie centrali o periferiche, tutti gli Stati vengono valutati in rendimento ai titoli tedeschi.

Italia e Spagna, ad esempio, sono due economie considerate “periferiche” nell’area euro e sono tra i paesi al centro dell’attenzione dei mercati finanziari durante il periodo caldo della crisi dello scorso decennio.

Oggi lo spread spagnolo è sotto la quota dei 110 punti mentre in Italia il differenziale con i Bund tedeschi raggiunge quota 232, più del doppio della Spagna. Nell’Europa a 15, peggio dell’Italia riesce a fare solo l’Ungheria di Orban.

 

Le cause (economiche) delle disuguaglianze

Sebbene anche la Spagna abbia affrontato nei mesi scorsi una crisi politica dovuta alla sfiducia al presidente Rajoy, la crisi dei Bonos non ha attecchito più di tanto a Madrid, a differenza del cosiddetto ”effetto instabilità” italiano.  Il motivo di questa differenza risiede soprattutto nell’economia dei due paesi: in crescita quella spagnola, stagnante quella italiana. L’economia iberica, infatti, cresce a ritmi ormai vicini al 3% dal 2015.

Inoltre, in molti sostengono che le compagini politiche prevalenti in Spagna, a differenza di quelle italiane, non sono anti-europeiste.

spread

Elaborazione grafico: Intrawelt – Fonte: mtsmarkets.com

 

Le imprese, le prime vittime del cortocircuito

Con l’aumento dello spread, i primi a vacillare sono gli istituti di credito che detengono la gran parte delle obbligazioni. Quanto più aumentano i rendimenti tanto più banche, assicurazioni e istituti finanziari aumentano i loro tassi di interesse, andando a influire negativamente su mutui e finanziamenti alle imprese ed ai privati.

Per il sistema imprenditoriale europeo gli anni tra il 2009 e il 2013 hanno rappresentato un periodo drammatico. Chi come noi vive ogni giorno in prima persona e dinamiche d’impresa non può negare di aver avuto paura dell’epilogo di quella crisi. Milioni di imprese in Europa hanno chiuso i battenti.

I documenti finanziari di quegli anni erano simili più a un bollettino di guerra, prima di ritornare a vedere la luce a partire dal 2014 a seguire. Sono ripartiti gli ordini, sono cresciuti di molto i progetti di traduzione di materiali di comunicazione e marketing, a testimoniare il ritorno sui mercati esteri. Sono cresciuti anche i progetti di traduzione tecnica con il ritorno ad un aumento della produzione. Allo stato attuale, sebbene non vi sia nulla che possa presagire un ritorno al passato recente, i rendimenti ritornano a salire e lo spread aumenta vertiginosamente.

In questo clima di forti tensioni internazionali, una dichiarazione resa pubblicamente può determinare, nel bene o nel male, una variazione in termini di rendimenti dei titoli.
Per questo motivo restiamo a guardare da spettatori confidando in un veloce ridimensionamento delle tensioni estere e di conseguenza dei rendimenti dei titoli, in particolare quelli italiani.

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La crisi di Deutsche Bank e gli orizzonti europei

Quando in un pomeriggio di qualche giorno fa abbiamo tradotto una serie di documenti finanziari assegnatici da un cliente tedesco, di tutto ci saremmo aspettati fuorché di apprendere la notizia dell’esclusione di Deutsche Bank dall’indice Euro Stoxx 50.

 

Cosa sta succedendo a Deutsche Bank?

Il colosso tedesco è sotto la lente degli osservatori finanziari già da tempo tra accuse penali, piani di ristrutturazione con licenziamenti, declassamenti del rating e nuovi minimi per il prezzo delle azioni.  A tutto ciò si aggiunge una costante perdita di grossi clienti e la decisione del gruppo cinese Hna Group di ritirare la sua partecipazione azionaria al capitale di Deutsche Bank, equivalente a circa l’8% del totale.

 

I motivi dell’esclusione da Euro Stoxx 50

Il motivo principale dell’esclusione dall’indice Euro Stoxx 50, che comprende i 50 blue chips degli 11 paesi dell’Eurozona, è dovuto al crollo delle quotazioni del titolo. Con un valore al di sotto dei 10 euro e con un crollo azionario da inizio anno superiore al 38%, la capitalizzazione si è ridotta a 20 miliardi di euro. L’uscita del titolo dal paniere avverrà il prossimo 24 settembre alla consueta revisione trimestrale.

 

Quale futuro?

La crisi dell’istituto bancario più influente in Europa apre degli scenari imprevedibili e desta una certa preoccupazione tra gli attori economici e finanziari. Sentiamo questa preoccupazione direttamente sulla pelle dei nostri clienti, soprattutto quelli che operano nel ramo finanziario.

Allo stato attuale non sussiste un rischio di un’altra Lehman Brothers, i presupposti della crisi di Deutsche Bank sono totalmente diversi. I problemi principali di Lehman erano cattivi investimenti a lungo termine e finanziamenti insicuri. I recenti downgrade del rating di Deutsche Bank sono avvenuti perché stanno perdendo denaro e non hanno un chiaro percorso verso la redditività. A differenza di Lehman, Deutsche Bank ha una base di finanziamento stabile e diversificata.

 

Fusione all’orizzonte con Commerzbank?

Le banche europee sono ancora troppo piccole, soprattutto al cospetto dei giganti americani. Mentre la capitalizzazione di mercato di JPMorgan ha superato 300 miliardi di euro a fine 2017, e Bank of America e Wells Fargo 200 miliardi, Santander ha raggiunto solo 88 miliardi di euro, BNP Paribas 78 miliardi, Société Générale e UniCredit 35 miliardi e Deutsche Bank 33 miliardi.

La necessità di dare vita a dei “giganti” del settore bancario europeo ha spinto molti analisi e addetti ai lavori ad immaginare una fusione tra Deutsche Bank e la sua principale rivale tedesca Commerzbank. Entrambe le società condividono un destino di crisi. Commerzbank ha infatti una capitalizzazione di mercato scesa a circa 10 miliardi di euro e la scorsa settimana è uscita dall’indice azionario Dax 30. È capitato spesso, in queste settimane, di discuterne con i clienti tedeschi e per la maggior parte di loro quella della fusione sarebbe una scelta logica.

 

L’importanza della comunicazione finanziaria

Soltanto una settimana fa, alla notizia di una possibile fusione Commerzbank ha chiuso in rialzo del 2,3% e Deutsche ha guadagnato lo 0,95%. L’ipotesi della fusione pare abbia ricevuto più i favori di Commerzbank che di Deustsche la quale ha dichiarato, per bocca dell’Ad Christian Sewing, che una fusione non è all’orizzonte nei prossimi 18 mesi.

Questo a dimostrazione che la comunicazione finanziaria non permette errori o fraintendimenti, pena la perdita di consistenti quote di investimenti. I nostri uffici di Monaco di Baviera, Londra e Milano ci permettono di stare nel cuore della finanza tedesca e osserviamo con trepidazione gli sviluppi.

La nostra presenza sul mercato tedesco ci spinge a dedicare una particolare attenzione a quanto sta avvenendo. Quando in Intrawelt gestiamo traduzioni di documenti come comunicati finanziari, bilanci, analisi trimestrali siamo consapevoli di svolgere un ruolo delicato. Seppur certi che la solidità del sistema tedesco permetterà una risalita ed una uscita dalla crisi, attualmente quella della fusione tra le due banche resta una soluzione necessaria e speriamo sufficiente.

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Intrawelt, traduzione e interpretariato professionali

Servizi finanziari e hispanic speaker in USA: una risorsa inesplorata

Qual è la prima immagine che viene in mente pensando agli ispanici d’America? Probabilmente il pensiero vola ai migranti in clandestinità, al muro costruito al confine con il Messico, a storie di povertà e repressione. Quanto è reale questo tipo di immaginario? In parte lo è, ma il quadro complessivo è ben più articolato.

Nell’immaginario collettivo, gli ispanici americani sono percepiti dal punto di vista economico come una popolazione relativamente povera con basse aspettative di vita e per questo non sono mai stati un target privilegiato nel mercato dei servizi avanzati.

Le opportunità della finanza nel mercato ispanico americano

Gli ispanici americani, tuttavia, oggi rappresentano il 17% della popolazione statunitense, votano Trump e registrano una significativa riduzione del tasso di disoccupazione. Sebbene questi dati possano già di per sé sembrare sorprendenti, un’analisi più approfondita svela un quadro generale ancora più interessante.

Secondo uno studio condotto nel 2017 da Univision Communications e Harris Poll intitolato Banking on Hispanics for Growth, dei 59 milioni di ispanici che vivono negli Stati Uniti, con un’età media di appena 29 anni, ben 16 milioni hanno età compresa tra i 18 e i 34 anni. Considerando un’aspettativa di vita di 82 anni, la comunità ispanica americana vanta una media di 53 anni di età attiva e idonea all’acquisto di prodotti finanziari, contro i 43 dei non ispanici.

Questo dato assume una rilevanza addirittura maggiore se si considera che, ad oggi, sono ancora relativamente pochi gli ispanici che usufruiscono di beni e prodotti finanziari, sebbene l’80% di essi (fonte Simmons 2017) dichiari di essere interessato all’acquisto, con un picco dell’84% tra coloro che parlano esclusivamente o prevalentemente la lingua spagnola.

Utilizzo servizi finanziari hispanic speaking

Fonte Univision e Harris Poll

Il segno dei tempi e delle trasformazioni che la società americana sta attraversando è palese nella diversa concezione di prosperità tra ispanici e non ispanici. Per i primi, prosperità è sinonimo di crescita, di miglioramento delle condizioni di vita attuali rispetto alle generazioni precedenti, di raggiungimento dei propri obiettivi. I non ispanici, invece, intendono la prosperità come comfort, stabilità economica e possibilità di vivere quotidianamente senza stress.

Nella società americana alcune popolazioni, come quella ispanica, si stanno dimostrando più attive di altre nel perseguire gli obiettivi personali e professionali prefissati puntando a migliorare le proprie condizioni di vita. È proprio questa forza generazionale a rendere gli ispanici un mercato potenziale tutto da esplorare, soprattutto nei servizi finanziari.

La finanza tra identità e comunicazione efficace

Al pari delle popolazioni mediterranee, gli ispanici americani hanno uno stretto legame con la loro identità e le loro istituzioni sociali: la lingua, la famiglia, le relazioni. Lo studio condotto da Univision e Harris Poll ha rilevato che nella percezione della popolazione ispanica il 51% di loro si sente poco valorizzato dal mercato dei servizi finanziari, allo stesso tempo il 69% sostiene che le proposte non soddisfano i suoi bisogni ed il 22% è estremamente insoddisfatto.

Fonte Univision e Harris Poll

 

Dall’altro lato c’è un dato sorprendente. Solo il 29% degli ispanici, infatti, afferma che tasse ed interessi dei servizi sono l’ostacolo principale (contro il 44% dei non ispanici). Trovare la chiave per conquistare la loro fiducia oggi può fare la differenza.

Engagement identitario: il ruolo dei servizi di traduzione

Per conquistare una popolazione devi conquistare il suo cuore e la sua identità. La comunicazione è il modo migliore per farlo, le parole ed il linguaggio gli strumenti più efficaci.
L’88% degli ispanici promette totale lealtà a quelle aziende che dimostrano di essere parte attiva e di investire nel progresso della comunità.

La soluzione vincente è affidarsi a società di servizi di traduzione ed interpretariato come Intrawelt che da trent’anni lavora nel settore della traduzione finanziaria attraverso servizi di comunicazione multilingue, traduzione di bilanci, campagne promozionali in più di 30 lingue differenti.
Non solo traduzione ma anche interpretariato. La strategia vincente è avere un interprete specializzato in servizi finanziari a supporto della trattativa aziendale o dell’incontro con la comunità locale; una sorta di spalla con una elevata conoscenza degli usi e costumi ed allo stesso tempo con competenze finanziarie.

Affermarsi come top player di fiducia in un mercato identitario come quello ispanico richiede un elevato grado di conoscenza e condivisione di usi, costumi, regole sociali e linguaggio. È fondamentale saper parlare con gli stakeholders, le comunità, le banche e le imprese locali.
Non a caso Intrawelt è composta esclusivamente da professionisti madrelingua e con differenti specializzazioni nei settori finanziario, medico farmaceutico, legale, tecnico e marketing.

C’è una terra inesplorata nel Paese a stelle e strisce. La corsa a chi riuscirà a conquistare i cuori ispanici è appena iniziata e i nostri servizi, oggi, possono fare la differenza nel mercato dei prodotti finanziari.

Per approdondimenti, potete scriverci a info@intrawelt.com